“Il Venezuela e la Siria costruiranno un mondo nuovo, libero dalla dominazione americana. Abbiamo deciso di essere liberi e vogliamo collaborare nella costruzione di un nuovo mondo in cui sia rispettata l'autodeterminazione dei popoli e degli stati. L'imperialismo è impegnato nel controllo del mondo, ma noi non glielo permetteremo, nonostante le pressioni e le aggressioni”. Parola di Hugo Chavez, che martedì scorso è arrivato a Damasco per una serie di incontri con le più alte cariche istituzionali siriane. Vale a dire Basher El Assad.
Che ha risposto: “Nuovi orizzonti si aprono tra i due popoli di Venezuela e Siria...perchè ci sono molti legami tra loro. Le nostre posizioni sono molto vicine su problemi di portata mondiale come il rifiuto dell' egemonia sul mondo o dell' egemonia unipolare, che significa accettazione di un approccio multipoliticizzato e civile”. “Durante questa visita - ha detto ancora Assad - trasformeremo questi orizzonti in azione ed accordi nonché in meccanismi per applicare gli accordi e raggiungere un coordinamento politico ai livelli più alti, soprattutto su temi come la cooperazione sud-sud, che proteggeranno tutti i paesi esposti a pressioni e tentativi di assedio come succede alla Siria ed al Venezuela”.
Fino a qualche tempo fa pensare ad un accordo tra Siria e Venezuela sarebbe stato impossibile. Paesi distanti, con pochi o nessun interesse in comune.
Ora, invece, sembra che il loro destino sia intrecciato a fitte maglie. Cosa e’ successo in questi anni? Com’è possibile che America Latina e Medio Oriente riconoscano obiettivi comuni?
La risposta è più semplice di quanto si pensi: per la prima volta i paesi cosiddetti in via di sviluppo hanno cominciato a rendersi conto del loro reale potenziale e del loro peso nell’economia del pianeta. Il passo sarà unirsi per contrapporsi all’unica vera potenza mondiale dopo la caduta del muro di Berlino. L’incontro dei giorni scorsi ne è un chiaro esempio.
Il Venezuela – secondo solo ai paesi del Golfo per produzione di petrolio - ha subito una vera e propria rivoluzione a partire dalla salita al potere di Chavez.
Per prima cosa il presidente ha nazionalizzato le riserve petrolifere, destinando la gran parte del ricavato dalla vendita dell’oro nero a progetti di scolarizzazione e di assistenza alle fasce più deboli della popolazione, aiutato in questo anche dall’innalzamento del prezzo del barile.
Poi, ha cercato l’alleanza dei paesi amici dell’America del Sud, ormai guidati praticamente quasi tutti da governi di sinistra, creando una fitta rete di collaborazioni che ha assestato l’ultimo colpo alla ormai precaria egemonia statunitense nell’area.
Infine, ha spostato lo sguardo a est, verso paesi lontani solo geograficamente: la Siria, l’Iran – colonne portanti dell’Asse del Male - la Cina oltre ad essere, come il Venezuela, regimi più o meno dittatoriali, hanno lo stesso interesse a creare un asse capace di contrapporsi in maniera efficace agli USA.
Chavez sapeva che con la sua politica e con un pizzico di demagogia – la decisione di ritirare l’ambasciatore venezuelano da Israele dopo aver paragonato gli attacchi sui miliziani di Hezbollah all’Olocausto,
ad esempio - si sarebbe facilmente guadagnato le simpatie dei paesi del levante. Non solo dei loro governi, ma anche del popolo. Il leader latino è stato salutato da migliaia di persone che hanno affollato le strade di Damasco bloccando il traffico in diversi punti della città, tappezzata di manifesti in suo onore. Assad ricambierà il favore recandosi a breve in visita a Caracas. A questi incontri ne seguiranno altri che coinvolgeranno probabilmente altri paesi dell’America del Sud oltre alle due superpotenze: la Cina – che da tempo finanzia progetti di sviluppo in diversi paesi arabi, Siria compresa, e che in cambio stipula accordi vantaggiosi per il rifornimento energetico – e l’Iran – che farà pesare le sue nuove alleanze nel braccio di ferro sul nucleare. Gli Stati Uniti certamente non resteranno a guardare. Alle parole di denuncia contro i regimi ‘terroristici’ loro avversari faranno, temo, seguire anche i fatti.
Il che ci costringerebbe a riconsiderare le parti in causa in un possibile scontro mondiale. Non più Oriente contro Occidente, ma Nord contro Sud del mondo.








