Da quando è iniziata l’offensiva israeliana il sostegno popolare nei confronti di Hezbollah è cresciuto in maniera esponenziale.
E’ accaduto nello stesso Libano – sebbene siano ancora in molti a osteggiare il Gruppo di Resistenza Islamica -, in Palestina – dove oltre il 90 per cento della popolazione si è detta a favore dell’attacco del “Partito di Dio” e dove, dalle ultime elezioni, il sostegno a Hamas si è triplicato -, in Siria – dove le bandiere di Hezbollah, le foto di Nasrallah spesso ritratto insieme a Basher el-Assad, e quelle delle vittime innocenti di questa assurda guerra sono esposti in ogni negozio, bar, ristorante e persino sui parabrezza delle auto – per non parlare del resto dei paesi arabi e, soprattutto, dell’Iran.
Poco dopo l’inizio degli scontri alcuni ulema sauditi (sunniti) hanno lanciato una fatwa su quanti avessero sostenuto il “Partito di Dio”: persino i Fratelli Musulmani – storicamente nemici degli sciiti – hanno fatto sapere di non considerarla valida.
Anche gli arabi-israeliani di Haifa – città duramente colpita dagli attacchi libanesi – hanno dato pieno sostegno alle iniziative dei guerriglieri.
Se l’obiettivo era di indebolire Hezbollah, quindi, la campagna israeliana in Libano è stata un fiasco totale.
Dubito che tanto la catena di comando del gruppo quanto i suoi combattenti siano stati davvero indeboliti da un mese di guerra. Lo dimostra il fatto che i pesanti attacchi aerei israeliani non hanno affatto fermato i lanci di Katyusha.
Secondo alcune fonti, a scendere in campo contro le prime linee israeliane nei villaggi del sud del Libano sarebbero stati soltanto i membri delle cellule locali di Hezbollah. L’esercito vero e proprio potrebbe non essere mai stato schierato.
Eppure negli scontri terrestri la debàcle israeliana è stata totale.
Le forze armate guidate da Nasrallah hanno resistito in modo sorprendente alle incursioni nemiche, riportando numerosi successi sul campo e smentendo la tesi della presunta imbattibilità del quinto esercito più potente al mondo.
Proprio quello che l’Iran, e - anche se in misura minore -
Non è da escludere, a mio avviso, che sia stato proprio il governo degli ayatollah a dettare tempi e modi del rapimento dei due soldati, sicuro delle dura reazione israeliana a questa provocazione.
Teheran, in definitiva, si sarebbe servito di Hezbollah per verificare la reale forza delle truppe nemiche.
Il fatto che da alcuni giorni l’esercito stia effettuando numerose esercitazioni belliche – che includono lanci di missili a lunga e a breve gittata – nel deserto iraniano, andrebbe a sostegno di questa ipotesi.
In questo modo, l’Iran vuole dimostrare ancora una volta al mondo intero – e in particolare a Israele - il potenziale distruttivo del suo arsenale bellico.
Gli israeliani hanno recepito il messaggio, così come gli americani (non è un caso che nella conferenza stampa sul cessate il fuoco Bush abbia parlato quasi esclusivamente del pericolo iraniano e troppo poco del Libano); il punto, però, è che con la loro sciagurata condotta di guerra non solo non hanno risolto il problema del sostegno – economico, logistico, militare – siro-iraniano a Hezbollah, che infatti malgrado la risoluzione Onu continuerà ad esistere come gruppo armato parallelo o come parte del futuro esercito libanese; ma ha dato anche modo ai cittadini arabi – non certo ai loro governi – di ricompattarsi ancora una volta contro il nemico di sempre.
L’offensiva israeliana, dunque, è stata solo inutile e dannosa.
A farne le spese sono state le migliaia di civili vittime, ancora una volta, della stupidità umana.







